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L’Italia e la generazione del “Non ci capisco nulla”

Sempre più spesso, quando si parla dell’Italia, ci si riferisce a quel posto in cui i politici, remunerati con stipendi d’oro, sono corrotti e disonesti, in cui si pensa agli interessi personali anziché a quelli del bene comune, in cui il talento non viene premiato se non appartiene al figlio del fratello del cugino del Tizio pro tempore. Insomma, si parla di una Italia che va a rotoli. E a pronunciare tale “j’accuse”, molto spesso sono i giovani, quelli che in un futuro molto prossimo dovranno prendere le redini di una nazione e tentare di salvarla dal naufragio.

Poi, però, mentre sei seduto nella sala d’attesa del salone del tuo barbiere, ti capita per caso di ascoltare una animata discussione tra due di questi giovani. Probabilmente diciottenni e prossimi alla prima esperienza alle urne, in occasione delle elezioni amministrative di Pomezia, in provincia di Roma, del prossimo 10 giugno. Uno dei due, in perfetto romanesco, dice all’amico: “Io non so per chi votà. Tu per chi voti?”. “Boo… Io ‘nce capisco un cazzo”, risponde prontamente l’amico. E, solo da una semplicissima e informalissima discussione tra amici dal barbiere, ti rendi conto che tutte le lotte per ottenere il suffragio universale, vengono svilite ed annientate in un attimo.

I giovani, dicevamo, sono il futuro della nostra nazione. Ma se i giovani non si interessano, in che modo potranno esserlo? Se, appena presa la laurea, scappano via, come potranno risollevarla questa nazione? Se, anziché scendere in campo per far trionfare una volta per tutte l’onestà, si nascondono dietro al dito dicendo “Tanto sono tutti corrotti”, come potranno giovare all’Italia? Un solo onesto e competente viene distrutto immediatamente dai disonesti e dai corrotti. Ma se gli onesti che scendono in campo cominciano a diventare due, cinque, dieci, cento e così via, allora saranno davvero più forti e potranno davvero provare a cambiare le carte in tavola.

“I care”, mi interessa, insegnava don Milani ai suoi alunni della scuola di Barbiana. Perché solo quando una situazione la conosci, la fai tua, potrai avere una maggiore consapevolezza di ciò che ti sta intorno. Consapevolezza che, invece, manca ai giovani che dicono “Non ci capisco nulla”. È necessario, allora, che questi giovani, anche a partire dalla scuola, siano messi nelle condizioni di non dire più “Non ci capisco nulla”, ma, conoscendo un minimo di diritto costituzionale, comincino a capire un po’ meglio le dinamiche della politica. È necessario, fin quando il diritto sacrosanto all’informazione non sarà loro negato, che siano incoraggiati ad aggiornarsi e documentarsi su quello che accade ogni giorno. Solo così questa Italia, tanto bella quanto martoriata, potrà aspirare ad un barlume di speranza. Altrimenti, sarà inesorabilmente destinata a scomparire.