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E’ morto il piccolo Alfie

Giusto il tempo di una gravidanza, di una vita. Solo 9 mesi fa, lo scorso 28 luglio, veniva annunciata la morte del piccolo Charlie Gard. Di questa notte, invece, è la notizia della morte di Alfie Evans, il bimbo che ci ha tenuto con il fiato sul collo in queste ultime settimane.

Il motivo? Sempre lo stesso: un appropriamento (indebito) del diritto divino di decidere se una vita può essere vissuta o no. “Non c’è più niente da fare”, e si stacca la spina, come se in quel corpicino non scorresse sangue e come se quella vita fosse insignificante. E a poco è servita la protesta dei genitori di Alfie, che hanno fatto di tutto per evitare che il loro piccolo eroe fosse dato in mano agli “assassini”.

“Il mio gladiatore ha posato lo scudo e si è guadagnato le ali alle 2.30. Abbiamo il cuore spezzato. Ti voglio bene ragazzo mio”, ha scritto questa notte su Facebook Tom, il padre di Alfie.

Pur di essere salvato, Alfie aveva ricevuto anche la cittadinanza italiana, per provare ad essere trasferito in Italia e ricevere ulteriori cure. Ma niente, giudici e medici hanno continuato ad incarnare il ruolo di carnefici e hanno inflitto al piccolo la sua condanna a morte.


Ancora una volta, dunque, l’uomo ha preferito la “via breve”, ha intrapreso la soluzione più veloce. Ha vestito i panni di Pilato, “staccando la spina” e lavandosene le mani, e ha interpretato il ruolo del re Erode, che a 2000 anni dalla biblica strage degli innocenti, continua ancora a mietere vittime.

Ma che mondo è una società che continua ad alimentare la morte e a scartare la vita? Nessuno può dare la risposta perfetta, ma sicuramente non è un mondo proiettato verso un destino felice.

Riposa in pace, piccolo Alfie. A Dio!