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Sono solo canzonette… Quando il Festival di Sanremo diventa propaganda politica

Penso più veloce per capire se domani tu mi fregherai
Non ho tempo per chiarire perché solo ora so cosa sei
È difficile stare al mondo quando perdi l’orgoglio.
(Mahmood, Soldi)

Mahmood ha vinto il 69° Festival di Sanremo.

Personalmente, avrei decisamente preferito altre canzoni. Ma ritengo che fare polemica sul fatto che il televoto abbia sortito un risultato diverso da quello definitivo è stupido. Fin dalla prima sera, infatti, i conduttori hanno spiegato fino alla nausea le influenze delle varie giurie: 50% il televoto da casa, 30% la sala stampa e 20% la giuria d’onore. Quindi, se metà risultato era dato dal televoto, un’altra metà era dato invece dalle altre due giurie. E, se le giurie hanno votato in maniera diversa rispetto al televoto, la colpa non è di nessuno. Se a qualcuno questa cosa non sta bene, si mobiliti per far cambiare il regolamento.

Ma ciò che trovo ancora più becero è fare polemica, e propaganda politica, sulle origini egiziane del cantante vincitore. Il cantante si chiama Alessandro ed è nato e cresciuto a Milano. Ma questo poco importa: è il festival della canzone, e non certo del cantante! È la canzone che può legittimamente essere criticata, ma non il cantante.Anche perché una canzone brutta non diventa bella se cantata da un altro, e viceversa una canzone bella non diventa brutta se a cantarla è un’altra persona. Le canzoni belle, come quelle brutte, rimangono tali a prescindere da chi le canta, posto che il giudizio è sempre soggettivo e che nessuno può può arrogarsi il diritto di giudicare i gusti musicali di nessuno.

A me “Soldi” non piace. E non mi sarebbe piaciuta nemmeno se a cantarla fosse stata Carmen Consoli, che è la mia cantante preferita. Ma questo non mette certo me, né nessun altro, in diritto di giudicare Mahmood in quanto persona. Ora lui, o meglio la sua canzone, è la vincitrice del Festival. Può piacere o meno, senza ombra di dubbio. E, se la canzone non piace, si può sempre ascoltare ed emozionarsi con altro, senza per forza “buttarla in caciara” con la politica. Del resto, si sa: sono solo canzonette…

Francesco Amato