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Superata la crisi: l’Italia ha finalmente il suo Governo

88 giorni.

E’ questo il periodo intercorso tra il 4 marzo, quando gli italiani si sono recati alle urne, e il 31 maggio, quando finalmente l’Italia ha potuto avere il suo nuovo Governo. 88 giorni di crisi istituzionale, in cui abbiamo assistito a trattative, discussioni, attacchi a suon di social network, dichiarazioni e smentite, alleanze e separazioni. 88 giorni complicatissimi da raccontare e da narrativizzare, visto che una dichiarazione del politico X battuta dalle agenzie in un dato momento, veniva smentita 2 minuti dopo dal politico Y, che veniva smentito altri 2 minuti dopo dal politico Z. Quasi 3 mesi in cui l’Italia si è trovata a naufragare nel grande oceano del caos e nei quali gli unici a trarne vantaggio sono stati i ministri del governo Gentiloni, che si sono visti prorogare la scadenza delle loro paghe mensili.

Tutto è iniziato il 4 marzo, quando sono usciti i risultati della prima tornata elettorale con il Rosatellum, una legge talmente contorta che ha fatto sì che nessuno dei partiti ottenesse la maggioranza assoluta.

221 seggi alla Camera dei Deputati e 112 al Senato per il Movimento 5 Stelle, che è risultato il gruppo più votato. 260 seggi alla Camera e 136 al Senato invece per la coalizione di Centrodestra costituita da Lega (primo partito con 73 deputati e 37 senatori), Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sconfitto il Partito Democratico e la coalizione di Centrosinistra, che ha conquistato solamente 112 deputati e 58 senatori. Dalle proiezioni dei collegi uninominali, inoltre, si nota una situazione che appare simile all’Italia preunitaria: un Sud molto simile al regno borbonico, con una quasi assoluta predominanza pentastellata, e un Nord in prevalenza di Centrodestra. Solo pochi collegi, che rimanendo nella metafora dell’Italia prima di Garibaldi potremmo paragonare alla repubblica di Venezia o al ducato di Toscana, sono toccati al Centrosinistra. In ogni caso, sia M5S che Destra sono ben lontane dalla maggioranza assoluta di 316 seggi alla Camera e 158 al Senato, ma nessuno – pare – voglia fare alleanze.

 

Infatti, nonostante la situazione disarmante, sono arrivate reazioni entusiastiche dai grillini e dal Centrodestra: “Siamo i vincitori assoluti. Comincia oggi la terza repubblica“, dirà Luigi Di Maio, mentre un euforico “Grazie” arriverà dal profilo Twitter di Matteo Salvini. Profonda delusione e disappunto, invece, arrivano dal Centrosinistra: “Faremo opposizione”, annuncia infatti il deputato dem Maurizio Martina.

Tuttavia, nei giorni a seguire, si cominciano ad agitare le acque: c’è chi vuole a tutti i costi un governo di Centrodestra, chi ne vuole uno pentastellato, chi addirittura vuole tornare alle urne. Ma la linea, in generale, rimane la stessa: nessuna alleanza.

Hanno quindi inizio le consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha incontrato, per ben tre volte, tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Dopo i continui nulla di fatto, Mattarella ha affidato un mandato esplorativo al Presidente della Camera Roberto Fico, per cercare di trovare un accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico; quindi è stata la volta della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ha ricevuto l’incarico di trovare la quadra tra 5 Stelle e Centrodestra. Ma anche questi tentativi si sono conclusi con un nulla di fatto. Ad un certo punto, quando già era entrato il mese di maggio, qualcosa sembra sbloccarsi: Salvini e Di Maio si incontrano e stipulano insieme un “Contratto per il Governo del Cambiamento”, che viene sottoposto al Presidente della Repubblica. Quindi, finalmente, il 23 maggio il Presidente della Repubblica incarica l’avvocato Giuseppe Conte, suggerito dalle due forze politiche, a costituire il Governo.

Si comincia allora a lavorare alla squadra dei ministri, e intanto Conte riceve i leader delle varie forze politiche. Pieno consenso arriva da Lega e 5 Stelle, ma disappunti e annunci di astensione giungono dalle altre forze politiche, anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia, che pure si erano presentati alle elezioni insieme alla Lega ma che assicurano, comunque, sostegno ai provvedimenti previsti dal programma di Centrodestra. Il 27 maggio, però, mentre tutti attendevamo con trepidazione la lista dei ministri, il presidente incaricato Conte si presenta alla stampa per annunciare che aveva rimesso il mandato.

Qualcosa è andato storto: pare che il Presidente della Repubblica abbia posto veto sul nome di Paolo Savona proposto come Ministro dell’Economia e delle Finanze perché notoriamente antieuropeista. Tutto è saltato i social network di Salvini e di Di Maio impazzano di commenti contro Mattarella. Di Maio arriva addirittura a parlare di impeachment, la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica prevista dall’articolo 90 della Costituzione, posizione appoggiata anche da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. La Lega non appoggia questa posizione, anche perché il Presidente della Repubblica ha, per Costituzione, il diritto di rifiutarsi di nominare un ministro, poiché quello della nomina è un diritto che spetta a lui. E allora salta tutto, ma il Quirinale annuncia la convocazione di Carlo Cottarelli, al quale l’indomani sarà affidato il mandato.


Mentre, quindi, ci si abitua all’idea di un mancato inizio del governo giallo-verde (così era stato definito il governo formato da 5 Stelle e Lega) e alla nascita di un “governo tecnico”, arriva un ulteriore colpo di scena: la sera del 31 maggio, anziché annunciare la squadra di Governo, il direttore della sala stampa comunica che Cottarelli ha rinunciato all’incarico e che è stato nuovamente incaricato Giuseppe Conte. La quadra era stata ritrovata e le aspre parole rivolte contro il Presidente, ripetute all’interno dei più svariati salotti televisivi, sono state rimangiate. Il Presidente, quindi, ha voluto fino all’ultimo dare all’Italia la possibilità di avere un governo politico. “Il governo politico è la migliore soluzione per il Paese”, ha dichiarato, del resto, lo stesso Cottarelli. Alle 22.30 circa del 31 maggio, quindi, l’ormai Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato la lista dei ministri. Il contestato Savona è diventato Ministro degli Affari Europei e, al suo posto, al Ministero dell’Economia e delle Finanze andrà Giovanni Tria. Di Maio e Salvini sono entrambi vicepresidenti e assumeranno rispettivamente gli incarichi di Ministro dello Sviluppo Economico e Lavoro e Politiche Sociali e di Ministro dell’Interno.

Così, il 1° giugno il nuovo Governo ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica e il 2 giugno è stato pronto a presenziare alla parata delle forze armate ai fori imperiali. Il 5 giugno, quindi, ha ottenuto la fiducia del Senato (171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti) e l’indomani quella della Camera dei Deputati (350 favorevoli, 236 contrari, 35 astenuti).

E la storia continua…