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Terremoto Amatrice. E Charlie Hebdo fa parlare ancora di sè

È passata soltanto una settimana dal terribile terremoto che ha raso al suolo numerosi paesi dell’Italia centrale. E subito il giornale satirico francese Charlie Hebdo ha scatenato un ciclone virale di polemiche per una vignetta pubblicata al proposito.
Pur con l’intento di criticare la considerazione che lo Stato Italiano ha dei suoi cittadini, che li vede come penne al pomodoro e lasagne, come piatti da mangiare, lo fa in un modo dissacrante nei confronti, soprattutto, delle vittime. Infatti, le “penne al pomodoro” o le “lasagne” di questo “sisma all’italiana” – forse in riferimento all’amatriciana, la cui patria, Amatrice, è uno dei paesi più colpiti – sono le vittime che, a causa del terremoto, hanno perso tutto. E’ possibile che, in nome di una libertà di stampa, che sempre in questi casi viene invocata, si usino gli esseri umani per dire che il sistema italiano fa schifo?
Ribadisco che il concetto che vuole comunicare la vignetta è sacrosanto: è sotto gli occhi di tutti che, in Italia, l’edilizia fa acqua da tutte le parti (esemplare è la scuola che, costruita nel 2012, è stata la prima a frantumarsi con l’ultima scossa). E’ vero che la satira, più che ridere, deve fare riflettere. Ma è pur vero che non si può trattare in questo modo queste persone così provate dal terremoto. Non si può, eticamente, dare questo ulteriore peso a questa gente che porta già sulle spalle il peso di una casa a terra e di una vita distrutta.
Questo è talmente che la stessa redazione, l’indomani, ha ricalibrato il tiro. Seppur amara, questa è secondo me più accettabile e più semplice da digerire che la precedente. E’ vero, parla di mafia. E non è bello che l’Italia venga costantemente eguagliata ad essa. Ma è pur vero che la criminalità (chiamiamola così) non sempre rimane al di fuori dei cantieri; non sempre è estranea agli appalti; non sempre si mantiene lontana dal dare ordine e specularci. L’Italia è quella nazione in cui, salvo qualche sporadico caso, se si devono impastare 100 Kg di cemento, se ne impasta la metà per intascare l’equivalente di quello non utilizzato. L’Italia è quel bel paese in cui i lavori li deve fare per forza la ditta “X” piuttosto che la ditta “Y” perché in quella ci lavora il nipote del figlio della zia del cugino del politico Tizio o del sindacato Caio. Quel paese in cui ci vogliono 10mila carte per costruire, ma ne basta una per interrompere i lavori e lasciare in piedi relitti di cemento (quando di cemento si tratta).
Questa è la realtà dell’Italia, ed è sotto gli occhi di tutti. Per questo ritengo che la seconda immagine sia meglio della prima: dice la stessa cosa, ma non lo fa utilizzando quelle tante persone che, senza colpa, per via di questo pessimo sistema, ci hanno lasciato la vita.