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Unioni civili: ma l’Italia è pronta?

1Il tema certamente più dibattuto oggi è quello del d.d.l. Cirinnà, cioè quello che intende regolamentare le unioni civili tra due persone dello stesso sesso. In particolare, nella parte che riguarda le coppie omosessuali, il testo legislativo propone lo stato legale di “famiglia” anche per due persone dello stesso sesso, con tanto di assunzione del cognome, obbligo di fedeltà e coabitazione e pensione di reversibilità. Inoltre, sono previsti gli assegni di mantenimento in caso di separazione e – ciò che ha fatto più clamore e che ha suscitato più critiche – la stepchild adoption, ossia l’adozione da parte della coppia dei figli già avuti in precedenti relazioni da uno dei due partner.

Quest’ultimo punto è quello che ha creato più dibattimento nell’opinione pubblica, e a questo si riferiva la grande manifestazione del Family Day che si è svolta il 30 gennaio al Circo Massimo di Roma. L’Italia, infatti, è divisa tra chi sostiene che l’unica famiglia sia quella naturale formata da uomo, donna e prole, e chi invece sostiene che anche con due genitori di sesso uguale i bambini possano crescere bene. È in questo contesto, inoltre, che si inserisce una ferma presa di posizione della Chiesa Cattolica a favore della famiglia “voluta da Dio”.

Personalmente, non ho nulla in contrario all’omosessualità: anche loro hanno il diritto di amare e di amarsi liberamente. Ciò che intendo chiarire, tuttavia, è se l’Italia oggi è pronta ad accogliere bambini che provengono da una famiglia diversa da quella tradizionale. E per farlo ho provato ad immaginare la mia vita se fossi figlio di una relazione LGBT.

  • 0-5 anni: sono gli anni della prima infanzia, quando si comincia ad avere contatti con il mondo. Tutto però ancora è un gioco, non c’è malizia. E il bambino potrebbe vivere felice anche con due papà.
  • 6-10 anni: sono gli anni della scuola elementare. Qua il bambino potrebbe cominciare ad entrare in imbarazzo quando i compagnetti, seppur con innocente e ingenua curiosità, gli cominciano a chiedere: “Tua mamma come si chiama?” oppure “Mia mamma è dottoressa. Tua mamma che lavoro fa?“. E non immagino la reazione di questi quando inevitabilmente il ragazzo dovrà rispondere “Non ho la mamma… ho due papà…“. Qui cominciano ad esserci problemi.
  • 11-16 anni: Or incomincian le dolenti note, per dirla con Dante Alighieri. È nell’età dell’adolescenza, infatti, che il ragazzo potrebbe cominciare ad avere ben più gravi problemi: dall’ingenua curiosità, infatti, a quell’età si passa alla maliziosa ironia. Basti pensare ai gravissimi episodi di bullismo che si compiono a quell’età, soprattutto nei confronti di quei soggetti considerati comunemente “deboli” (disabili, provenienti da famiglie disagiate…). E queste cose spesso sono dovute a colpe che ricadono dai padri sui figli, che poi non sono colpe, ma sono situazioni in cui tutti, sia genitori che figli, si trovano senza volerlo, per loro sfortuna. Allora immagino come questi ragazzi dovranno continuamente sentirsi deridere e, magari, sentirsi etichettare come “gay” (per non usare espressioni peggiori) solo perché nato in una famiglia gay.

Allora, il problema non è tanto religioso, come spesso molti politici dicono in televisione; non va messo sul piano che non è giusto perché la Chiesa non vuole. Il problema ha invece carattere sociologico e antropologico. Cioè: può essere sbagliato perché in una società dove ancora vive il razzismo e le discriminazioni il ragazzo potrebbe incontrare non pochi ostacoli e, come non è raro che succeda, potrebbe arrivare fino al suicidio.

Quindi, alla luce di queste riflessioni, può un desiderio, quello delle coppie omosessuali di avere dei figli, trasformarsi in diritto? È una questione che va considerata con le pinze, perché se è vero che il desiderio di genitorialità delle coppie gay è lecito, è vero anche che, secondo le riflessioni fatte, potrebbe essere leso il diritto del bambino a vivere sereno nella società.

Noi speriamo che le riflessioni fatte siano sbagliate e che l’Italia accolga con serenità i figli nati da questo nuovo tipo di famiglia. Altrimenti rischia di essere un disastro.